Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare. Mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi leggo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili. Vi scorgo immagini di incubo nate dai miei sogni e dalle mie fantasie. [Antonius Block] (Bergman - Il settimo sigillo)
Può una croce tracciata con il gesso su di una porta (un porta come tante altre, forse un po' più sverniciata di come il buon gusto imporrebbe) sovrastare coi suoi possibili significati la risacca vociante della folla in un giorno di primavera, di festa e di mercato? Segni comuni negli oscuri tempi passati, bandiere di guerra pestilenza e morte, la nostra civiltà li ha vinti, dicono, e se mai ne vedeste uno, state sicuri, avrà una spiegazione alquanto banale. Ma dà da pensare. Se ogni nostra città, riprendendo in parte un'idea del Doctor Gratiae, fosse la compenetrazione di diverse città, quella a cui siamo abituati, brillante e operosa, e quella invisibile e muta dei segni sulle porte, quanti ne troveremmo? Esisterebbero battenti in grado di mantenervisi inviolati?
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