20130420

Εικόνες και μνήμες

Come può un semplice oggetto accendere un arcobaleno di mille pensieri? Mi capita, e con una lista ben precisa quanto sconclusionata di artefatti: in ordine alfabetico, arcolai, attrezzi da calzolaio, campane, ferri da stiro (di quelli antichi), lanterne, lucerne, mantici, ocarine, roncole, scuri, e ovviamente teiere. Sarà da matti, ma una stanza che non contenga almeno uno di questi mi parrebbe indegna d'essere. E quindi, trovandomi per l'appunto alle prese con essi, mi capiterà di soppesarli, di scrutarli, senza fine, con tutte le condizioni di luce possibili, da tutte le angolazioni, cercando di capire l'origine di quell'alone di mistero che rende la loro presenza terribile e necessaria al tempo stesso. Neanche fossi Monet alle prese con la cattedrale di Rouen. Lui però era un artista, io Bewareofthevlaplayer, e probabilmente fuori di testa.
Non sono poi solo queste le cose che scatenano in me una sorta di trance contemplativa. Semplicemente lo fanno sistematicamente. Ma sovente accade in contesti insospettabili: un ragno che tese la sua tela alla luce di un lampione, un vaso di violette bagnate dalla pioggia, unica oasi di colore in una piazza e in un cuore altrimenti vuoti... un disegno in una vecchia enciclopedia... e poi... lasciamo perdere. Il punto è che uno spera di poter essere lasciato in pace da se stesso, e puntualmente non ce la fa. Così una fotografia può vincere il senso di autoconservazione e scatenare uno stream of consciousness il cui urlo fa ammutolire quello delle più imponenti cateratte. E' da ore che ce l'ho qui davanti, e non riesco a staccarmene. Mi ha rigettato indietro, in tempi e luoghi dai quali pensavo di potermi affrancare. Lo sguardo. Prospettiva. Non posso nemmeno dire che fosse una foto che non vedevo da tanto tempo. Anzi. Pur tuttavia mai aveva sortito in me tale spasimante reazione. Perché qui e perché oggi? Il colore, opaco, luminoso. Riflessi. E io che pensavo... non può essere veramente così... Luce, vera, autentica... gioia selvaggia? Può un fiume correre sotto la superficie ghiacciata? Dicono di no, tuttavia ne abbiamo la prova, tutti i giorni. Tutti i giorni che vedono tempo buttato, inutilmente, per cercare sicurezze. Manca un'ora, devo uscire... vediamo... staccato, staccato, staccato, spento, staccato, chiuso... ininterrotto... staccato, buio, buio... spento, spento, chiuso, chiuso, chiuso, chiuso... chiuso, senza soluzione di continuità, non lascia passare la luce. Tutto a posto. A posto? Mi trattengo come svuotato dalla volontà, e il tempo passa, più delizioso della meta stessa essendo l'indugio [leopardianamente, ... Questo di sette è il più gradito giorno, / pien di speme e di gioia: / diman tristezza e noia / recheran l'ore, ed al travaglio usato / ciascuno in suo pensier farà ritorno. ...]. Tempus fugit eppure non mi sono mosso, ci vorranno lunghi quarti d'ora. Canovaccio quotidiano, Ufficio delle Ore in un tempo senza Dio. Si ripete. Pozzo di Democrito. Ma finalmente andiamo... DOVE? [...]

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