20130506

Un albero

Carmina, I-32
Se ne sta lì, perfetto, come se il tempo per lui non dovesse scorrere mai.
Ma da cosa è circondato?
E' il vento che affresca il cielo con la polvere delle strade deserte, oppure è lo scorrere degli anni, di eternità durate un sospiro, la persistenza di immagini antiche, di fatti ormai passati, la scia di cose e persone che non sono più?

La conchiglia viola

Ero lì a vagheggiar tra scritti e intarsi
mirante come fui molte altre volte
a vecchi oggetti stesi al sole e arsi

quando rividi cose ormai sepolte:
gioielli viola dal mare donati,
sigilli di paure mai risolte.

Segni, lacerti di tempi passati,
a noi giungono ancor, sebben la mente
tenti da lor fuggir, ricordi amati.

Di ciò, lo dico ben, io son cosciente;
di triste e vana impresa: abbandonarsi
è meglio assai, e già meno avvilente!

20130427

Un segno con il gesso

Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare. Mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi leggo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili. Vi scorgo immagini di incubo nate dai miei sogni e dalle mie fantasie. [Antonius Block] (Bergman - Il settimo sigillo)
Può una croce tracciata con il gesso su di una porta (un porta come tante altre, forse un po' più sverniciata di come il buon gusto imporrebbe) sovrastare coi suoi possibili significati la risacca vociante della folla in un giorno di primavera, di festa e di mercato? Segni comuni negli oscuri tempi passati, bandiere di guerra pestilenza e morte, la nostra civiltà li ha vinti, dicono, e se mai ne vedeste uno, state sicuri, avrà una spiegazione alquanto banale. Ma dà da pensare. Se ogni nostra città, riprendendo in parte un'idea del Doctor Gratiae, fosse la compenetrazione di diverse città, quella a cui siamo abituati, brillante e operosa, e quella invisibile e muta dei segni sulle porte, quanti ne troveremmo? Esisterebbero battenti in grado di mantenervisi inviolati?

20130425

L'evoluzione dell'informatica

Dove son poi finiti
i cari bei momenti
quando per linee e cavi
si andava, lenti lenti?

Sicchè tali momenti,
volgendosi ad occaso,
ridotti son, portenti...
ricordi dentro a un vaso...

Se pur a te, Atena,
di tecnica la musa
l'alma da speme piena
rivolgersi era adusa,

or già ridotto a pentola
banale macchinario
compilator bonario
lo fascino lasciò

Poetare notturno (ad uso de' miti borghesi)

Ardua è la tenzon, l'ammetto
e seppure, nel mio letto,
me ne sto così a rimare,
altro poi non v'è da fare...

e se poi da fare v'è
stanco sono,
coccodè.

Quando senti il ritmo e ridi,
come invero stai facendo,
lo silenzio, sai, uccidi,
gli altri svegli, ben l'intendo

e se ben l'intendo io,
io che già sono lontano
altri urlan santoddio,
e ti menan... piano piano.

20130421

C.A.G.E. XXIV/46: Fantasia per un sorriso

L'original a me ratto s'apprende
per la cagione de lumi sinceri,
core non muta si dolci pareri
se a modo d'alea colore si stende.

Sperar lo vorrei,
ma tra ciminiere
già falansteri di preci passate
ogni pensier
è pur vita
è pur morte
ridotto a chimere
da tempo celate.