20130325

Echi dal passato

Ieri, mentre uscivo di casa, ho trovato il mio primo archetto: era nel portaombrelli. Da quanti anni non lo vedevo, e chissà come era finito lì dentro. Piccolo, da mezzo di violino, e con ormai pochissimi crini, mentre lo rigiravo tra le mani ha fatto emergere dai recessi della mia mente un mondo distante, ma che ho scoperto di ricordare nitidamente: quello dei primissimi anni in cui studiavo musica. Un mondo fatto di sensazioni. Tutto era una novità a quel tempo: l'odore della colofonia e del feltro dei pianoforti, il curioso dondolare dei metronomi, il contrabbasso in dotazione alla scuola, che adagiato su un fianco in un angolo buio e remoto, veniva avvicinato con il timore dovuto ad una qualche bestia misteriosa. Era un bel periodo in fondo. Ma come sempre i bei periodi finiscono, e quel misero archetto ne ha fatto le spese. E' finito in mille pezzi. L'ho distrutto con una ferocia folle, riuscendo pure a farmi male. E' stato liberatorio sentire quel legno, che ormai sono abituato a considerare sacro e inviolabile, contorcesi, gemere e infine cedere di schianto, come le ossa di una creatura indifesa. Una, due, tre volte. I crini si agitavano in frammenti sempre più corti. La vite del nasetto ne è uscita piegata e spezzata. Avrei dovuto farlo prima, e forse dovrei continuare così. Cosa mi sta succedendo?

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