20130313

Scappate, sono tra noi!! ARGHH!!

E' sul finire del XVI secolo che Erasmo da Borgo San Protasio, abate a Sergozzone sul Bumbro, monastero ora noto per i suoi pregevoli Te Deum di epoca barocca, lascia per la prima volta una testimonianza scritta riguardante delle entità fino allora avvolte nel più oscuro mistero.
[...] ed io conobbi in uno de' camminamenti, che per l'uficio mio suolevo fare in tempo remotissimo, et pria d'addivenir lo padre di tale mirabile abbazia, che ora anzi altri in vece mia s'arrischiano ne' li itineri, tali orride creature che mai vidi pria d'allora, e mai ebbi la ventura di secar in seguito (sia lode all'Altissimo). Ero dunque sulla via per l'Alemagna, e valicando li monti trovandomi in una ragione invero desolata, che aggiunsi ne' pressi d'una villula, o accrocchio di case o abituri che dir si voglia, che pareva abbandonato di gran fretta. Già prima nello mio camminar ebbi modo d'udir dalle labia de' bifolchi storie alquanto strane, ma inver non detti loro attenzione alcuna, giacchè anche normali eventi, tema puotono sollevar ne' lo spirto de viri non adusi a favellar di mathematicae, o di cose di natura, mentre in effetti risultano a li uomini mirabili per doctrina quasi immeritevoli d'attenzione, sicut lo tono dell'adirato cielo più non turba li cori, alla guisa in cui inver soleva fare co' l'avi nostri, quando ancor era creduto infatti manifesto de lo Nostro Signor gratioso, Laudetur Semper (che anzi penso non sia dimolto saggia tale sicurtade nella conossenza, di cui ancora molto difettiamo, e tanto ancora abbiam da trarre da le tenebre dell'ignoranza, com'ebbi poi a scoprire). Ero dunque preso ne lo valicar codesta villula, che la mia cavalcatura, bestiola mansueta, o rassegnata allo fato suo che dir si voglia, cosa per la verità consona alla sua natura di mulo, che già non convien che li homini di chiesa s'avvalgano de li cavalli, come già sebbe a considerare in passato, la mia cavalcatura dicevo, si diede ad un'inquietudine alquanto inusitata, e più non intendeva procedere oltre. Ero intento a ripigliar lo governo, quando vidi alfine tali portenti, che fino allora altro non avevo fatto che irridere ne' raccondi de li villici. Erano dunque codesti esseri ben vivi et animati, e foggiati a guisa di uncino o artiglio, se non che tale era la parvenza dello profilo, che anzi erano talmente piatti che lo prospetto loro veniva a celarsi. Tali creature curiosamente saltellavano sullo piede loro emettendo versi alla guisa de topi, e come s'avvidero dell'avvento mio, subito si lanciarono allo mio indirizzo, che anzi non li vidi più a lungo, a cagione come ebbi a dire della loro piattezza. Fortuna volle che in tale momento lo mulo ritrovò lo vigore o volontà e partì a gran velocità, che anzi mai più palesò in seguito. Riuscii dunque a trarmi in salvo [...]
Non siamo a conoscenza della ragione per cui Erasmo decise di non avvalersi del latino per questo suo racconto, giuntoci tra l'altro incompleto: opinione comune è che esso dovesse servire a mettere sull'avviso del pericolo quanta più gente possibile, e all'epoca in cui egli scriveva il latino non aveva più diffusione sufficiente.
Quello che importa è che le creature descritte ben si adattano a spiegare certi grandi misteri della storia, come la grande crisi dell'età antica che causò tra le altre cose la fine dell'impero ittita, solitamente attribuita ai Popoli del mare.
Nonostante i secoli siano costellati da indizi della presenza di questi esseri, l'unica testimonianza esplicita rimane quella di Erasmo, almeno fino agli anni ottanta del secolo scorso, quando viene ritrovato in una soffitta di Galeazzo sul Mincio un curioso documento che qui riportiamo:

L'imballaggio di Galeazzo sul Mincio
Si tratta di un frammento di carta da pacco su cui sono stati frettolosamente presi a matita degli appunti: non si sa chi l'abbia scritto, quando, e perchè, ma è certo che l'oggetto descritto collima con la descrizione di Erasmo da Borgo San Protasio, e non sembra possibile che l'autore fosse a conoscenza di tale cronaca, che ci è pervenuta in un unico esemplare mai riprodotto fino a pochi anni fa.
Da allora tuttavia le apparizioni di tali creature si sono fatte più comuni, costringendo le autorità a porvi in qualche modo rimedio.
Qui c'è una punta furba che ti guarda
Da alcune voci risulta sia stato progettato un dispositivo, detto fotopirullimetro, in grado avvertire la presenza di suddette creature anche quando risultino invisibili.

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