Vorrei che foste qui. Che poteste apprezzare, come me in questo istante, il tessuto della città che si offre placido allo sguardo del viandante, che lo accompagna, attraverso le prospettive di prati orti case strade siepi campanili, al punto di fuga naturale, quel colle, marezzato di verdi essenze e coronato da una cascata di luce, luce fredda, di un pallore virginale, che si riflette sulle mura antiche del castello, luce più calda che infiamma le facciate dei palazzi ad esso circostanti. Su tutto ciò domina il blu incredible del cielo: così preziosamente trapunto di stelle, sembra uscito da una miniatura, da una pala d'altare dei maestri passati.
Non si vede spesso un cielo così. Probabilmente è li ogni notte, ma siamo troppo impegnati a tenere gli occhi fissi sulla nostra strada, uno massimo due passi avanti, per poterlo notare. Io stesso non l'avevo certo cercato. Quando ero uscito in tutta fretta dalla sala in preda al disgusto non so se per me stesso o per il mondo, i miei pensieri erano ben altri. Per fortuna capita a volte di alzare lo sguardo, e può succedere che ciò che si scorge possa essere d'aiuto più di mille parole. Davanti alla quiete che sembra annullare il tempo, cosa sono le nostre misere inquietudini? Alla fine questa visione era qui da molto prima di me, e certamente mi sopravviverà. Non certo per inerzia: non troppi decenni or sono, queste plaghe conobbero le distruzioni della guerra, e quel colle che sembra ora immutabile nella sua serenità appariva butterato di crateri e oppresso dall'arida sassaia delle rovine. Il tempo e la volontà hanno posto rimedio alla distruzione, quella volta come tante altre. E lo faranno ancora.
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