20130929
La stanza
La stanza, una stanza interna di un edificio del buon tempo antico, dalle mura solide e rassicuranti, accoglieva il visitatore in quella giornata di festa. Vi si era rifugiato, con lo spirito non tanto discosto da quello di un nuotatore, che issatosi su uno scoglio, osservi il mare contorcersi sotto i suoi piedi, provando un immediato senso di libertà. Complice, l'illusione del silenzio. Illusione, perché a poco a poco i suoni dall'esterno filtravano attraverso le persiane, da sotto le porte, dalle mura stesse, e giungevano a lui. Diversi parevano, come una specie di risacca con una vena minacciosa. Tutto attorno allo scoglio il mare si rabbuiava. E la musica dov'era? Quella è inequivocabile, quando la senti, e invece niente. Solo questo maledetto sciabordio. Potevano sembrare disordini. Rivoluzione. Del resto sempre di istinti si parla, non è un caso che le pentole e le armature si assomiglino, in fondo. Immaginava le barricate, il nostro visitatore. Bancarelle distrutte, assi divelte, spiedi trasformati in picche? Perché no? Le mura reggeranno, sicuramente. Poi poco a poco un altro suono si scavò la via nella sua coscienza. Sempre più incombente, quasi solenne nella sua immutabilità, il ticchettio dell'orologio omaggiava la forza che avrebbe sconfitto qualsiasi muraglia. Ciò che costruiamo con la pietra e con il ferro non è certo più solido di ciò che forgiamo col cuore, e se una festa può mutare in rivolta, se la brutalità e l'eccesso possono manifestarsi in ogni momento, cosa dunque è sicuro? Ed ebbe paura.
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