Ogni creatività è la prima destinataria di sé stessa. Di conseguenza per un'opera di ingegno esisterà almeno un piano di lettura, il più importante, precluso a tutti fuorché all'autore, che in quel minuscolo angolo dell'universo da lui creato troverà rifugio e conforto, in solitaria e sublime solitudine. Se ciò è vero, lo è tanto di più per un artista tormentato, che sotto la veste ufficiale del giornalista di ottimo taglio borghese nascondeva l'energia selvaggia e grandiosa ereditata dalle strapiombanti cattedrali delle sue montagne, luogo di grazia e tenebra al tempo stesso. Paura della morte o del tempo che passa? Disarmante coscienza dell'impotenza umana di fronte all'ignoto? Horror vacui per la struttura stessa dell'universo?La lettura di D.B. può ispirare tutto ciò, e molte sono le sensazioni in me suscitate dagli innumerevoli confronti con le sue opere che mi hanno accompagnato attraverso gli anni (è un autore che conobbi assai presto). All'inizio ovviamente è difficile che un bambino catturi significati reconditi, e il resoconto sulla tragica fine della lugubre Baliverna altro non farà che suscitare domande sulla perizia costruttiva dei frati di San Celso; solo anni più tardi si catturerà la sottile analisi del concetto di causa, conseguenza, responsabilità e destino. Il cane che ebbe modo di vedere Dio potrà far solamente sorridere, così come la tragica figura di Maria Gron verrà sorvolata con appena un banale ricordo di antipatia (lei tanto simile a ciascuno di noi). Un racconto che mi colpì fin da subito fu quello a proposito della guarigione del principe Mseridon, che avendo sconfitto la lebbra a forza di preghiere, animato dall'implacabile desiderio di ritornare alla sua vita fatta di agi e splendori, scopre di aver acquisito insieme alla ritrovata salute una diversa percezione delle cose, e di provare orrore alla visione di ciò a cui aveva anelato per lunghissimo tempo. E' questa una riflessione sull'essenza della grazia, sicuramente venata dall'amara consapevolezza che tutto ha un prezzo, e anche un dono della provvidenza va infine pagato senza sconti. All'epoca in cui lo lessi mi impressionò semplicemente la possibilità che ci si potesse svegliare una mattina avendo perso interesse per qualsiasi cosa. Essendo per carattere portato alla noia, dalla quale emergono a volte discontinui entusiasmi non certo più confortanti di un bicchierino d'acqua fresca sotto il sole, che non dissetando imprime però l'idea del conforto e la consapevolezza di come esso sia comunque negato, la possibilità che anche le poche cose capaci di suscitare in me una qualche reazione potessero perdere tutto il loro fascino mi ha sempre dato inquietudine.
Per fortuna ciò non mi è mai successo.
Fino ad ora.
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