20130325
Echi dal passato
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20130319
Musica a San Rocco
Vorrei che foste qui. Che poteste apprezzare, come me in questo istante, il tessuto della città che si offre placido allo sguardo del viandante, che lo accompagna, attraverso le prospettive di prati orti case strade siepi campanili, al punto di fuga naturale, quel colle, marezzato di verdi essenze e coronato da una cascata di luce, luce fredda, di un pallore virginale, che si riflette sulle mura antiche del castello, luce più calda che infiamma le facciate dei palazzi ad esso circostanti. Su tutto ciò domina il blu incredible del cielo: così preziosamente trapunto di stelle, sembra uscito da una miniatura, da una pala d'altare dei maestri passati.
Non si vede spesso un cielo così. Probabilmente è li ogni notte, ma siamo troppo impegnati a tenere gli occhi fissi sulla nostra strada, uno massimo due passi avanti, per poterlo notare. Io stesso non l'avevo certo cercato. Quando ero uscito in tutta fretta dalla sala in preda al disgusto non so se per me stesso o per il mondo, i miei pensieri erano ben altri. Per fortuna capita a volte di alzare lo sguardo, e può succedere che ciò che si scorge possa essere d'aiuto più di mille parole. Davanti alla quiete che sembra annullare il tempo, cosa sono le nostre misere inquietudini? Alla fine questa visione era qui da molto prima di me, e certamente mi sopravviverà. Non certo per inerzia: non troppi decenni or sono, queste plaghe conobbero le distruzioni della guerra, e quel colle che sembra ora immutabile nella sua serenità appariva butterato di crateri e oppresso dall'arida sassaia delle rovine. Il tempo e la volontà hanno posto rimedio alla distruzione, quella volta come tante altre. E lo faranno ancora.
Non si vede spesso un cielo così. Probabilmente è li ogni notte, ma siamo troppo impegnati a tenere gli occhi fissi sulla nostra strada, uno massimo due passi avanti, per poterlo notare. Io stesso non l'avevo certo cercato. Quando ero uscito in tutta fretta dalla sala in preda al disgusto non so se per me stesso o per il mondo, i miei pensieri erano ben altri. Per fortuna capita a volte di alzare lo sguardo, e può succedere che ciò che si scorge possa essere d'aiuto più di mille parole. Davanti alla quiete che sembra annullare il tempo, cosa sono le nostre misere inquietudini? Alla fine questa visione era qui da molto prima di me, e certamente mi sopravviverà. Non certo per inerzia: non troppi decenni or sono, queste plaghe conobbero le distruzioni della guerra, e quel colle che sembra ora immutabile nella sua serenità appariva butterato di crateri e oppresso dall'arida sassaia delle rovine. Il tempo e la volontà hanno posto rimedio alla distruzione, quella volta come tante altre. E lo faranno ancora.
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20130313
Scappate, sono tra noi!! ARGHH!!
E' sul finire del XVI secolo che Erasmo da Borgo San Protasio, abate a Sergozzone sul Bumbro, monastero ora noto per i suoi pregevoli Te Deum di epoca barocca, lascia per la prima volta una testimonianza scritta riguardante delle entità fino allora avvolte nel più oscuro mistero.
[...] ed io conobbi in uno de' camminamenti, che per l'uficio mio suolevo fare in tempo remotissimo, et pria d'addivenir lo padre di tale mirabile abbazia, che ora anzi altri in vece mia s'arrischiano ne' li itineri, tali orride creature che mai vidi pria d'allora, e mai ebbi la ventura di secar in seguito (sia lode all'Altissimo). Ero dunque sulla via per l'Alemagna, e valicando li monti trovandomi in una ragione invero desolata, che aggiunsi ne' pressi d'una villula, o accrocchio di case o abituri che dir si voglia, che pareva abbandonato di gran fretta. Già prima nello mio camminar ebbi modo d'udir dalle labia de' bifolchi storie alquanto strane, ma inver non detti loro attenzione alcuna, giacchè anche normali eventi, tema puotono sollevar ne' lo spirto de viri non adusi a favellar di mathematicae, o di cose di natura, mentre in effetti risultano a li uomini mirabili per doctrina quasi immeritevoli d'attenzione, sicut lo tono dell'adirato cielo più non turba li cori, alla guisa in cui inver soleva fare co' l'avi nostri, quando ancor era creduto infatti manifesto de lo Nostro Signor gratioso, Laudetur Semper (che anzi penso non sia dimolto saggia tale sicurtade nella conossenza, di cui ancora molto difettiamo, e tanto ancora abbiam da trarre da le tenebre dell'ignoranza, com'ebbi poi a scoprire). Ero dunque preso ne lo valicar codesta villula, che la mia cavalcatura, bestiola mansueta, o rassegnata allo fato suo che dir si voglia, cosa per la verità consona alla sua natura di mulo, che già non convien che li homini di chiesa s'avvalgano de li cavalli, come già sebbe a considerare in passato, la mia cavalcatura dicevo, si diede ad un'inquietudine alquanto inusitata, e più non intendeva procedere oltre. Ero intento a ripigliar lo governo, quando vidi alfine tali portenti, che fino allora altro non avevo fatto che irridere ne' raccondi de li villici. Erano dunque codesti esseri ben vivi et animati, e foggiati a guisa di uncino o artiglio, se non che tale era la parvenza dello profilo, che anzi erano talmente piatti che lo prospetto loro veniva a celarsi. Tali creature curiosamente saltellavano sullo piede loro emettendo versi alla guisa de topi, e come s'avvidero dell'avvento mio, subito si lanciarono allo mio indirizzo, che anzi non li vidi più a lungo, a cagione come ebbi a dire della loro piattezza. Fortuna volle che in tale momento lo mulo ritrovò lo vigore o volontà e partì a gran velocità, che anzi mai più palesò in seguito. Riuscii dunque a trarmi in salvo [...]Non siamo a conoscenza della ragione per cui Erasmo decise di non avvalersi del latino per questo suo racconto, giuntoci tra l'altro incompleto: opinione comune è che esso dovesse servire a mettere sull'avviso del pericolo quanta più gente possibile, e all'epoca in cui egli scriveva il latino non aveva più diffusione sufficiente.
Quello che importa è che le creature descritte ben si adattano a spiegare certi grandi misteri della storia, come la grande crisi dell'età antica che causò tra le altre cose la fine dell'impero ittita, solitamente attribuita ai Popoli del mare.
Nonostante i secoli siano costellati da indizi della presenza di questi esseri, l'unica testimonianza esplicita rimane quella di Erasmo, almeno fino agli anni ottanta del secolo scorso, quando viene ritrovato in una soffitta di Galeazzo sul Mincio un curioso documento che qui riportiamo:
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| L'imballaggio di Galeazzo sul Mincio |
Da allora tuttavia le apparizioni di tali creature si sono fatte più comuni, costringendo le autorità a porvi in qualche modo rimedio.
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| Qui c'è una punta furba che ti guarda |
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